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    24 maggio: Cineforum con CAPTAIN FANTASTIC

    CAPTAIN FANTASTIC Viggo Mortensen interpreta un padre deciso a crescere i suoi sei figli nelle profonde foreste del Pacifico nord-occidentale, costretto però un giorno a fare i conti con il mondo reale. Regia di Matt Ross. Un film con Viggo Mortensen, George MacKay, Samantha Isler, Annalise Basso, Nicholas Hamilton. Titolo originale: Captain Fantastic. Genere Drammatico, – USA, 2016 Durata 120 minuti Ben e la moglie hanno scelto di crescere i loro sei figli lontano dalla città e dalla società, nel cuore di una foresta del Nord America. Sotto la guida costante del padre, i ragazzi, tra i cinque e i diciassette anni, passano le giornate allenandosi fisicamente e intellettualmente: cacciano per procurarsi il cibo, studiano le scienze e le lingue straniere, si confrontano in democratici dibattiti sui capolavori della letteratura e sulle conquiste della Storia. Suonano, cantano, festeggiano il compleanno di Noam Chomsky e rifiutano il Natale e la società dei consumi. La morte della madre, da tempo malata, li costringe a intraprendere un viaggio nel mondo sconosciuto della cosiddetta normalità: viaggio che farà emergere dissidi e sofferenze e obbligherà Ben e mettere in discussione la sua idea educativa. L’attore Matt Ross, alla sua seconda regia, scrive e dirige un film intelligente ed emozionante, che sotto la facciata carnevalesca e un po’ vintage, tocca temi più contemporanei e meno comuni di quanto si possa pensare. Ad un primo livello, infatti, il film s’inserisce nella tradizione del cinema indie che tratta della fatica della socializzazione per chi è o si sente diverso, specie in quell’età giovanile in cui socializzare è un diktat, la tradizione del coming of age e della famiglia imperfetta: tutto questo c’è, compreso il viaggio in pulmino (in questo caso una vera e propria casa-bus), ma è la parte meno interessante del film. Ciò che rende Captain Fantastic un film meno scontato del previsto, è invece il suo mettere al centro il tema dell’educazione, problematizzandolo. Non è per amore dell’eccentricità fine a se stessa che Ben mostra ai due cuginetti, imbottiti di videogiochi, che suo figlio di non ancora otto anni ha capito il Bill of Rights meglio di quanto non abbiano fatto loro, che vanno a scuola tutti i giorni. È perché davvero l’american way of life (e l’Occidente tutto) ha dei problemi enormi in materia di educazione, didattici e relazionali. Uno dei punti del film di Matt Ross è proprio l’idea che immaginazione e onestà non siano in contraddizione e che privare il bambino di un’alternativa al racconto sociale istituzionale voglia dire impoverirlo. TRAILER:

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    17 maggio: Cineforum con il film-documentario QUATTRO QUINTI

    17 maggio: Cineforum con il film-documentario QUATTRO QUINTI Il 17 maggio alle ore 19.30 ci sarà il quinto e penultimo appuntamento con il Cineforum ISOLA DEL SAPERE del progetto di Democrazia Partecipata 2024 del Comune di Pantelleria. Stavolta sarà proiettato un documentario del regista Stefano Urbanetti che interverrà anche in collegamento, sulla prima squadra di calcio per non vedenti. L’evento sarà condotto da Giacomo Policardo, Responsabile del Dipartimento Inclusione e Disabilità dell’Unipant e a sua volta non vedente, con un testimone d’eccezione, Italo Cucci, che per primo ci aveva parlato di questa realtà e che racconterà la sua esperienza personale di telecronaca dal vivo con un ragazzo non vedente. Il documentario offre uno sguardo appassionato sul mondo del calcio per non vedenti, seguendo da vicino i giocatori della Roma nella fase cruciale della stagione. Attraverso le dinamiche dello spogliatoio, gli intensi allenamenti e le avvincenti partite, il film esplora il mondo interiore di questi atleti straordinari. Ognuno di loro racconta come ha saputo trasformare il deficit visivo in una risorsa preziosa, sia sul campo da gioco che nella vita di tutti i giorni. Titolo Originale: Quattro Quinti Paese di Produzione: Italia Anno: 2023 Genere: Documentario Regia: Stefano Urbanetti Soggetto: Stefano Urbanetti Sceneggiatura: Stefano Urbanetti Fotografia: Vito Frangione Montaggio:Stefano Urbanetti Musiche: Gabriele Elliott Parrini Suono: Guido Spizzico Produttore: Stefano Urbanetti Durata: 66 minuti Cast (Interviste a): Rocco De Vitto, Valerio Febo Arancio, Jacopo Lilli, Luca Mazza, Vincenzo Censi, Sauro Cimarelli (allenatore), Giuseppe Checchi, Manuela Baldoni, Antonio Martìn Gaitàn, Mariano Ciarapica. “Quattro Quinti” di Stefano Urbanetti si configura come un’opera documentaristica di notevole impatto emotivo e sociale, andando oltre la semplice cronaca sportiva per addentrarsi nelle vite e nelle sfide della prima squadra di calcio per non vedenti della Roma. Il titolo stesso, “Quattro Quinti“, rimanda immediatamente alla peculiarità di questa disciplina, dove quattro giocatori su cinque in campo sono ciechi totali, guidati dalla voce di un quinto giocatore vedente, il portiere. Questa singolare dinamica diventa metafora di un’esistenza che, pur confrontandosi con la mancanza di un senso fondamentale, fiorisce grazie alla fiducia reciproca, alla comunicazione costante e alla forza di volontà individuale e collettiva. Il documentario non si limita a illustrare le regole e le azioni di gioco, pur mostrando la sorprendente abilità e l’agonismo degli atleti. Il vero cuore del film risiede nelle storie personali dei giocatori, nelle loro testimonianze dirette che svelano come la cecità, lungi dall’essere un limite insormontabile, si trasformi in una prospettiva diversa sul mondo, in una spinta a sviluppare altri sensi e a coltivare una resilienza straordinaria. Attraverso le riprese intime negli spogliatoi, durante gli allenamenti estenuanti e nelle vibranti atmosfere delle partite, Urbanetti cattura la loro umanità, le loro fragilità, le loro gioie e le loro delusioni, restituendo un ritratto autentico e potente di uomini che inseguono una passione con la stessa determinazione di qualsiasi altro atleta. Un elemento distintivo del documentario è la sua attenzione all’inclusività e all’abbattimento delle barriere percettive. La collaborazione con Blindisight Project e Movie Reading per rendere il film accessibile attraverso l’audio descrizione e i sottotitoli gratuiti testimonia un impegno concreto nel raggiungere un pubblico più ampio e nel sensibilizzare sull’importanza dell’accessibilità culturale. La scelta di non focalizzarsi unicamente sulla disabilità, ma di mostrare la pienezza delle vite di questi atleti, il loro cameratismo, la loro ironia e la loro profonda umanità, contribuisce a smantellare stereotipi e a promuovere una visione più inclusiva e rispettosa della diversità. Un documentario che unisce sport, inclusione sociale e narrazione umana toccante che ha una sua capacità di emozionare e di offrire uno spaccato di vita spesso ignorato che lo rende un’opera meritevole di attenzione e di diffusione in contesti diversi, contribuendo a una maggiore consapevolezza e a un cambiamento di prospettiva sulla disabilità e sulle potenzialità umane.

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    3 maggio: Cineforum UNA VOLTA NELLA VITA

    Il 3 maggio alle ore 19.30 il quarto appuntamento con il Cineforum ISOLA DEL SAPERE del progetto di Democrazia Partecipata ci porta una storia ambientata in un liceo, dove gli adolescenti impareranno ad affrontare la vita mettendo alla prova i propri limiti. UNA VOLTA NELLA VITA Regia di Marie-Castille Mention-Schaar. Un film con Ariane Ascaride, Ahmed Dramé, Noémie Merlant, Geneviève Mnich, Stéphane Bak. Anno 2014: Titolo originale: Les héritiers. Titolo internazionale: Once in a Lifetime. Genere Drammatico, – Francia, 2014, durata 105 minuti. UN FILM PIÙ CHE RIUSCITO SU COME DOVREBBE ESSERE LA SCUOLA: LUOGO DELLA TRASMISSIONE DEL SAPER IMPARARE Nella banlieu di Créteil, a sud-est di Parigi, il crogiolo di etnie e differenti confessioni religiose ha numeri ben sopra la media. Al liceo Léon Blum, in particolare, c’è una classe multiculturale litigiosa e indisciplinata che crea problemi al preside e al corpo docente. Solo la professoressa di storia, Anne Gueguen, pare essere in grado di farsi ascoltare da quei ragazzi. Non solo: contro il parere di tutti, inizialmente scoraggiata dagli studenti stessi, la Gueguen sceglie proprio la seconda esplosiva, anziché la gemella “europea” e più disciplinata, per partecipare al concorso nazionale della Resistenza e della Deportazione (CNRD) indetto dal Ministero della Pubblica Istruzione. L’incontro con la memoria della Shoah avrà un impatto indelebile sulla vita e sul comportamento dei ragazzi della banlieu. Fuor di finzione, l’esperienza reale del concorso letterario è stata di grande stimolo per il giovane Ahmed Dramé, che ha contattato la regista Marie-Castille Mention-Schaar e rievocato con lei quell’anno di liceo, e fornendole la base di partenza per questo film. Quello che la professoressa insegna con successo è il dovere, prima, di trovare le proprie parole, e di non cadere nella trappola terribile del silenzio-assenso, e poi di fermare quelle stesse parole, non solo quelle irrispettose e inaccettabili, ma tutte, e di opporre loro un silenzioso rispetto. Quando, nel museo dell’Olocausto, sono le ragazzine stesse a dire con un fil di voce che hanno deciso di trattenersi, che l’altro impegno è rimandabile mentre questo no, il film è arrivato a segno, nella sua vocazione didattica e non solo. Una volta nella vita diventa in corso d’opera un film più che riuscito, anche perché perfettamente adeguato alle ambizioni di partenza. C’è un momento preciso che decreta la vittoria del film sul rischio di scivolare nel cliché, ed è il momento in cui l’ex deportato Léon Ziguel parla al gruppo di attori e comparse, tutti studenti. In quel momento, girato per forza di cose in un’unica ripresa, la finzione che struttura il film e la realtà storica che lo sostanzia raggiungono la simbiosi e la classe si apre ad annettere il pubblico tutto, in sala o altrove. La scuola, origine e destinatario ideale di questo lavoro, è ritratta, con ottimismo e speranza, come il luogo possibile della trasmissione, non solo del sapere, ma ancor più del saper imparare. INGRESSO GRATUITO FINO AD ESAURIMENTO POSTI TRAILER:  

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    30 aprile: Cineforum WE WANT SEX

    Il 30 aprile alle ore 19.30 il terzo appuntamento con il Cineforum ISOLA DEL SAPERE del progetto di Democrazia Partecipata ci porta in Inghilterra nel 1968, nella storia di Rita O’Grady, che nel 1968 guidò lo sciopero delle 187 operaie della fabbrica Ford nell’Essex (Inghilterra) che pose le basi per la legge sulla parità di diritti e di salario tra uomo e donna. WE WANT SEX Regia di Nigel Cole. Un film con Sally Hawkins, Bob Hoskins, Miranda Richardson, Geraldine James, Rosamund Pike. Anno 2010. Titolo originale: Made in Dagenham. Genere Commedia, – Gran Bretagna, 2010, durata 113 minuti LA SVEGLIA DELLE DONNE DELLA PROVINCIA INGLESE SUONA FORTE E NECESSARIA, ANCHE OGGI 968, Dagenham, Essex. La fabbrica della Ford dà lavoro a 55mila operai e a 187 donne, addette alla cucitura dei sedili per auto in un’ala fatiscente, dove si muore di caldo e piove dentro. In seguito ad una ridefinizione professionale ingiusta e umiliante, che le vorrebbe “non qualificate”, le operaie danno vita con uno sciopero ad oltranza alla paralisi dell’industria e alla prima grande rivendicazione che porterà alla legge sulla parità di retribuzione. Nigel Cole, regista di fortunati successi basati sull’ibridazione della tradizione inglese di un cinema impegnato, in particolar modo sul fronte di diritti e lavoro, con la commedia spassosa, non cambia rotta ma affina piacevolmente gli strumenti. Il ritratto corale della comunità di Dagenham è messo perfettamente a fuoco, dall’assemblea delle donne al lavoro, svestite per il caldo ma capaci di spaventare un maschio più di una truppa armata, alle chiacchiere tra uomini al bancone del pub. Inoltre, la forza e la consapevolezza con cui le donne delle case popolari affrontano la materia politica, presunto appannaggio di maschi acculturati, facendo suonare la sveglia anche nelle orecchie delle signore borghesi, è trattato con onestà e partecipazione. È il cuore del film, ciò che lo muove e che commuove: nasce dalle testimonianze di alcune reali protagoniste dell’evento storico e, nonostante i passaggi intercorsi, conserva ancora qualcosa del colore della verità. La commedia non delude e la sveglia delle donne della provincia inglese suona forte e necessaria, anche oggi. INGRESSO GRATUITO FINO AD ESAURIMENTO POSTI TRAILER DEL FILM:

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    27 aprile: Cineforum con PASSIONE di John Turturro

    Il 27 aprile alle ore 19.30 il secondo appuntamento con il Cineforum ISOLA DEL SAPERE del progetto di Democrazia Partecipata ci porterà a Napoli, per un viaggio esclusivo nella musica, nelle canzoni, nelle storie e nella Storia di una città che è punto di incontro di tutte le culture del Mediterraneo. PASSIONE di JOHN TURTURRO Regia di John Turturro. Un film con Mina, Spakka-Neapolis 55, Avion Travel, Pietra Montecorvino, Massimo Ranieri, Raiz, Fiorello, James Senese, Peppe Barra, Lina Sastri, Pino Daniele, Angela Luce. Anno 2010, Genere Documentario musicale, – Italia, USA, 2010, durata 90 minuti UN’APPASSIONATA CARTOLINA CHE ESPLORA LA MUSICA E LA MUSICALITÀ DI NAPOLI. Lo scenario di base della sceneggiata napoletana è il vicolo ed è esattamente in esterni, sulla strada e nelle piazze che si svolge Passione, il documentario musicale di John Turturro sulla relazione ardente tra Napoli e le sue canzoni. Regista di un cinema sofisticato (e istruito) con un’anima radicalmente popolare, Turturro ancora una volta va al cuore delle cose esprimendo la sua incontenibile “passione” per la musica. Passione si potrebbe definire senza esagerare un’opera di “ridefinizione dei valori”, che prevede il recupero di un patrimonio culturale dimenticato o emarginato dalla critica ufficiale e dai normali circuiti e che ancora individua e promuove le canzoni più significative del repertorio “pop” partenopeo. La febbrile attività di Turturro, favorita dalla sensibilità di Peppe Barra, anima e voce della Nuova Compagnia di Canto Popolare, è risalita indietro nel tempo fino a intonare le “villanelle”, canzoni bucoliche a tema amoroso cantate a più voci dalle lavandaie del Vomero. Infaticabile indagatore, ha adattato al suo documentario gli schemi e le convenzioni del cinema napoletano, inserendo e “sceneggiando” canzoni celebri come “Era de maggio” o “Malafemmena”, “Maruzzella” o “Tammuriata nera”, e più recenti come “Don Raffae” (di De Andrè) o “Nun te scurda” di Raiz. L’humus culturale da cui nasce la “sceneggiata” di Turturro è naturalmente quella del sottoproletariato ma in un’accezione reale e non mitica, la Napoli attraversata dal suo sguardo è quella della precarietà sociale, oppressa dalle invasioni, dagli usi, dalle speculazioni, dalle mistificazioni, dai miracoli pretesi, dall’idealizzazione turistica da esportazione. Turturro fa ballare e cantare artisti nazionali e internazionali, turisti e napoletani davanti a un marechiare e dentro na jurnata ‘e sole. In cerca di zaza e in sella a nu cammello affittato Turturro esplora la musica e la musicalità di Napoli, invitando sul suo caravan petroluna messe di artisti oltremodo ispirati, che con la loro interpretazione hanno dato rilievo ai testi delle canzoni, esplicitazione e sintesi della Storia di una città e di un’intera nazione. Storie d’amore e tradimento per Massimo Ranieri e Lina Sastri, passioni sperimentali e signorinelle sfrontate per Raiz, scorrerie sul litorale campano e femmene impressionate per Peppe Barra, festa di San Gennaro e virtù invocata per Pietra Montecorvo, cariche ritmiche e turbanti per Fiorello, ‘800 e canzoni prima dei microfoni per la voce e il sax di James Senese. Turturro spedisce all’Italia la sua cartolina appassionata, pagando il debito che la musica nazionale ha contratto con la canzone napoletana. Mina apre con “Carmela”, Pino Daniele chiude con “Napul’è”. Una donna e una città che si incontrano sotto un sole amaro che passa e se ne fuje. (MYMOVIE) INGRESSO GRATUITO FINO AD ESAURIMENTO POSTI TRAILER DEL FILM:

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    12 marzo: Cineforum LE RICETTE DELLA SIGNORA TOKU

    Cineforum ISOLA DEL SAPERE nell’ambito del Progetto “Panteschità 2: l’Isola del Sapere” della Democrazia Partecipata 2024 12 marzo 2025 ore 19.30 Proiezione del film LE RICETTE DELLA SIGNORA TOKU Il cinema umanista della Kawase, qui in una versione su piccolissima scala, continua a sondare le nostre vite. Regia di Naomi Kawase. Giappone, Anno 2015 con Kirin Kiki, Masatoshi Nagase, Kyara Uchida, Miyoko Asada, Etsuko Ichihara. Titolo originale: An. Titolo internazionale: Sweet Bean. Genere Drammatico, – Giappone, 2015, durata 113 minuti. Pubblico: 13+ Tratto dal libro An di Durian Sukegawa, pubblicato in Giappone nel 2013, il film ha partecipato al Festival di Cannes 2015 nella sezione “Un certain regard”. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Asian Film Awards. Sentaro cucina dolci tipici in un chiosco di città, per ripagare un debito a vita. La sola compagnia che tollera è quella di una ragazzina senza mezzi, cui regala i pancakes non perfettamente riusciti. Un giorno, una vecchia signora di nome Toku si presenta da lui in cerca di un lavoro. La sua confettura di fagioli rossi è la più deliziosa che Sentaro abbia mai assaggiato, ma le sue mani sono sfigurate da una vecchia malattia, che l’ha tenuta lontana dalle altre persone per tutta la vita. Nello spazio di pochi metri e pochi giorni, i tre si regalano a vicenda la prospettiva che era stata loro negata fino a quel momento. La pellicola della Kawase è intrisa della solita coerenza poetica, ennesimo tassello di un percorso autoriale raro e ammirevole. La traiettoria disegnata dalla Kawase con Le ricette della Signora Toku è rigorosamente minimalista, lineare, chiara e universale, una pellicola che si avvicina timidamente al grande pubblico. Le ricette della Signora Toku ci appare come un affresco sincero, persino troppo trasparente: la vita, la natura, il ciclo delle stagioni, il corpo e le sue ferite, il passato e la memoria sono sempre al centro dell’opera della Kawase e trovano nei tre personaggi e nelle loro differenti età (la giovane studentessa Wakana, il venditore di dorayaki Sentarō e l’anziana Tokue) un veicolo perfetto e commovente. Il minuscolo negozio di Sentarō diventa il centro gravitazionale di tre esistenze, il punto di ripartenza della circolarità dell’esistenza: un rifugio, quasi una prigione, per Sentarō; una nuova casa, una famiglia, per Wakana; la realizzazione tardiva, la felicità e una futura fonte di memoria per Tokue. Le ricette della Signora Toku è incorniciato dai ciliegi, e coi ciliegi sbocciano finalmente nuove stagioni della vita, mentre ricordi e tradizioni vengono tramandati: la cura dei fagioli e dell’anko, non diversamente dalla malattia di Tokue (il morbo di Hansen, ovvero la lebbra), sono un’eredità preziosa, un insegnamento. Che sia cinema documentario o di finzione, la Kawase continua a filmare la realtà, lasciandoci in eredità il suo sguardo, come quei primi piani sui volti dei suoi tre personaggi o le inquadrature inondate di ciliegi in fiore. INGRESSO GRATUITO FINO AD ESAURIMENTO POSTI TRAILER: Su licenza MPLC

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